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Il Picolit è una varietà di vite autoctona del Friuli, caratterizzata da fiori femminili, scarsa allegazione e produttività.

Il nome attuale è Picolit , ma in passato esso venne chiamato anche Piccolito, Piccolit, Piccolitto Friulano.

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https://rc-robots.autocartips.net/ IncerteWomen's Jewelry sono anche le sue origini: l’agronomo Antonio Zanon (1696 - 1770), mercante e imprenditore, ipotizza che si tratti di una vite di provenienza africana trasferita in Francia dove il suo vino veniva chiamato popolarmente “Piquepoulle”. Per replica watches Gaetano Perusini, storico delle tradizioni popolari friulane e produttore di Picolit presso Rosazzo, l’origine friulana del vitigno è sicura.

https://rc-robots.autocartips.net/ La maggior parte degli autori, comunque, colloca agli inizi del ‘700 i primi riferimenti alla coltivazione del Picolit.

A rafforzare l’origine friulana interviene il Gallesio, pomologo e ampelografo, nel suo Pomona Italiana ossia Trattato degli alberi fruttiferi del 1822 scrivendo: “Il Friuli è il paese del Picolit, tutto fa credere che non vi sia stato trasportato da altro clima, ma che provenga da un seme sviluppato in quel luogo per caso, e che gli abitanti avranno messo in coltura e propagato subito che avranno avvertito la dolcezza e la fragranza dell’uva che produce…”.

Spettò comunque al conte Asquini da Fagagna (agronomo, visse tra il 1726 e il 1818) il merito di aver “dato vita” alla coltivazione e commercializzazione Picolit. 

Nel dicembre del 1761 egli stese un manoscritto titolato Della maniera di piantare, allevare, e condurre una vigna a pergolato e del modo di fare il vino Piccolit, e di schiarirlo (Asquini, 1761) ove riportò tutti i procedimenti adottati nella coltivazione e trasformazione del Picolit. 

Il suo lavoro parte proprio dall’inizio, elaborando le regole di impianto di un vigneto specializzato tenuto a pergolato, sostenuto da pali secchi, un sistema di allevamento ben diverso dal comune. Innovative sono pure le tecniche di vinificazione e il preventivo appassimento dell’uva. L’Asquini si sofferma lungamente a descrivere come egli avesse attrezzato un ambiente con aste di legno e pioli in modo da poter appendervi i grappoli. L’uva doveva essere lasciata appassire fino a metà dicembre o fino a Natale. Con tempo freddo doveva poi essere sgranellata eliminando con cura tutti gli acini ammuffiti, mentre quelli solamente marci potevano essere utilizzati: aveva in questo modo già individuato quella che oggi chiamiamo “muffa nobile”, cioè la infezione di Botrytis cinerea che dà origine ad efflorescenza di muffa.

 

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